Pubblicato il 11 maggio 2016

Tra il 23 e il 26 novembre 2011 si è tenuta, presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini a Roma, la XLVI Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Il contributo, intitolato “L’esplorazione paletnologica delle cavità naturali calabresi tra Fascismo e secondo dopoguerra” di Larocca, è poi confluito nel volume “150 anni di Preistoria e Protostoria in Italia” curato da Alessandro Guidi

Abstract

Il patrimonio sotterraneo calabrese comprende oggi oltre 400 cavità naturali regolarmente censite, ubicate perlopiù nella parte settentrionale della regione lungo le estreme propaggini dell’Appennino Lucano. Molte di esse sono state interessate, in distinti momenti della Preistoria, da frequentazioni umane riconducibili a motivi assai diversi tra loro. Sin dall’ultimo venticinquennio del XIX secolo vi sono stati in Calabria studiosi, e più spesso semplici eruditi e appassionati di antichità, che hanno cercato nel sottosuolo le vestigia della più remota umanità vissuta nella regione. Tali ricerche, che hanno lasciato traccia di sé in numerose fonti bibliografiche di diffusione perlopiù locale, non sono tuttavia mai andate oltre alcune sommarie esplorazioni, pur portando alla scoperta di testimonianze e indizi di antiche presenze umane. I primi scavi archeologici in ambiente compiutamente sotterraneo si registrano tra il 1932 e il 1933, allorché vengono parzialmente esplorati i depositi di alcune cavità ubicate lungo il litorale tirrenico della provincia di Cosenza (le cosiddette “grotte ossifere di Cirella e Scalea”). Nel 1931, d’altro canto, nasce in Calabria – con Fausto Panebianco prima e con Enzo dei Medici poi – un filone di indagini propriamente speleologiche che perdurerà fino al 1941 portando alla creazione di una corposa raccolta di dati documentari, confluiti progressivamente negli archivi dell’Istituto Italiano di Speleologia, in quegli anni con sede a Postumia. Tali ricerche recano un importante contributo alle successive indagini paletnologiche e creano le basi – dopo la pausa bellica – per l’esplorazione dei più importanti giacimenti preistorici sotterranei oggi noti nella regione.