AVVERTENZA Il testo di sintesi che segue è stato realizzato a supporto degli Organi di Stampa che intendono trattare le tematiche connesse al sito minerario di Grotta della Monaca. A corredo degli articoli i Signori Giornalisti sono autorizzati ad usare tutte le immagini presenti nella galleria fotografica di questo sito web, purché sia sempre citata la paternità delle opere con la dicitura generica Foto dagli Archivi del Centro Regionale di Speleologia "Enzo dei Medici".
Grotta della Monaca è situata nel settore nord-occidentale della regione Calabria, lungo il confine meridionale del Parco Nazionale del Pollino. La cavità domina con un maestoso ingresso (600 metri di altitudine s.l.m.) l’alta valle del Fiume Esaro, ubicata a poca distanza dal Mar Tirreno. Sviluppata nella roccia calcarea per oltre 350 metri attraverso vaste gallerie, enormi sale e angusti cunicoli, essa presenta al suo interno abbondanti depositi mineralizzati di ferro e rame; risorse minerarie, queste ultime, che hanno attratto l’attenzione dell’uomo sin dalle più remote epoche preistoriche.
Il sito di Grotta della Monaca è indagato sin dall’anno 2000 da una missione di ricerca speleo-archeologica dell’Università degli Studi di Bari, operante su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e su autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.
Gli archeologi che si occupano dello studio della cavità hanno avuto la fortuna di penetrare in ambienti sotterranei che sono stati sede di intense attività estrattive, rimasti praticamente intatti a distanza di migliaia di anni.
Lo sfruttamento dei minerali di ferro, in particolare di un idrossido (la goethite), inizia episodicamente già nel Paleolitico superiore, attorno a 20.000 anni fa. Le estrazioni di goethite, tuttavia, si intensificano e raggiungono il loro apice tra 6.500 e 5.500 anni da oggi. Ben presto, quindi, nel corso del IV millennio a.C., comincia la coltivazione dei minerali di rame, in primo luogo della malachite. Queste remote attività estrattive ci hanno lasciato pregevoli testimonianze archeologiche che gettano luce sulle più antiche forme di approvvigionamento minerario. Gli archeologi hanno rinvenuto picconi, mazzuoli e asce-martello in pietra oltre a strumenti da scavo in corno; hanno inoltre localizzato antiche aree di discarica con presenza di possenti muretti a secco; infine hanno riconosciuto sulle superfici di alcuni filoni mineralizzati centinaia di impronte di colpi, dovute perlopiù ad utensili appuntiti come picconi in palco di cervo. Lo sfruttamento minerario preistorico di Grotta della Monaca termina durante l’età del Bronzo (II millennio a.C.), allorché i settori più interni della cavità vengono utilizzati come sede di un esteso sepolcreto: decine di sepolture, soprattutto di bambini, sono state finora messe in luce dalla ricerca archeologica.
Grotta della Monaca rappresenta oggi uno dei rari contesti estrattivi noti in Europa e nell’intero bacino del Mediterraneo. La sua principale peculiarità è lo straordinario stato di conservazione in cui le testimonianze delle antiche attività minerarie sono giunte a noi. Per tale motivo è attualmente in fase di studio un progetto di valorizzazione del sito che ne renda possibile la fruizione nel pieno rispetto delle valenze naturalistiche e storico-archeologiche. In particolare, si intende conservare la cavità esattamente così come la Natura l’ha creata, senza introdurvi alcuna infrastruttura tipica delle grotte turistiche. I gruppi che in futuro vorranno visitarla – secondo un calendario d’entrata sottoposto ad un rigido programma di tutela e conservazione – lo faranno con attrezzature speleologiche e sistemi d’illuminazione non inquinanti, seguendo percorsi stabiliti e nel pieno rispetto dell’ecosistema ipogeo. Nel vicino centro urbano di Sant’Agata di Esaro (nel cui territorio la cavità si apre), sarà allestito un centro di accoglienza dei visitatori, che informerà sulle più importanti caratteristiche del sito archeologico.
Documento informativo a cura del Dr. Felice LAROCCA
Direzione scientifica della missione di ricerca archeologica
nella miniera preistorica di Grotta della Monaca
Immagini scaricabili
Immagine 1 - L’ampio ingresso della cavità visto dal suo interno (foto di D. Lorusso).
Immagine 8 - Scalfitture su malachite dovute all’uso di un punteruolo osseo (foto di F. Larocca).
Immagine 9 - Veduta di una condotta estrattiva nei Cunicoli terminali (foto di F. Larocca).
Immagine 12 - Accumuli di malachite su minuscoli grumi di goethite (foto di F. Larocca).
Immagine 13 - Attività di scavo all’imbocco dei Cunicoli terminali (foto di F. Larocca).






